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Il Pellegrino nella Selva Oscura



Ho attraversato gli oceani del Tempo per trovare te” - Bram Stoker

Curioso iniziare con una citazione di Dracula, ma devo dire che se dovessi scegliere una frase che mi rappresenta sarebbe proprio questa.


È in effetti la storia di un ‘Pellegrino’ che cerca di ritrovare sé stesso, qualcosa che era, qualcosa di cui sente forte il richiamo, ode la voce...ma non riesce a definirne la provenienza. È quasi una necessità fisica; è il desiderio di tornare a casa. È difficile da spiegare a parole ; nutro tuttavia la certezza che ognuno di voi, cari Frater e Sorores, ha provato e prova ancora questa sorta di richiamo, di nostalgia, di sete che vi ha spinto a cercare... cercare... ed ora essere qui tutti insieme.


Non ho risposte preconfezionate, ed onestamente le rifuggo. Nella mia ricerca tante volte ho errato e tante volte sono andato volontariamente in mezzo a rovi in una foresta oscura dove l’assenza di luce aumentava la paura e l’incertezza. Non so dove sto andando, ma so che devo andare. Sospinto da un vento che spesso mi porta verso strade tutt’altro che comode. Sembra quasi lo faccia apposta. “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va” (Giov. 3:8 CEI)


Certamente mi rappresenta il “Peregrinus de Faustis”, colui che vaga nella natura selvaggia. Benché le tenebre lo avvolgano e la strada è insidiosa e pericolosa, egli ha con sé una fonte di luce inesauribile proprio al centro del suo petto. È una luce che quando è accesa è una guida sicura verso la meta/ non meta.


È un caso certamente che abbia scelto come nome iniziatico Silverius ovvero colui che ‘vive e proviene da una selva’. Ma onestante credo poco al caso...


Se mi guardo indietro, ora mi viene da sorridere. Non avrei mai pensato di fare quello che sto facendo ora. Giurare sulla Santissima Trinità? Eresia! Credere, indossare, esporre...anche legarsi alla Croce...apostasia! Eppure, ho fatto tutto questo al culmine di atti trasmutatosi che tutt’ora continuano e non smettono di stupirmi. Si è proprio vero lo spirito soffia dove vuole!


Ma credere di essere arrivato...questo sarebbe l’errore più grande che potrei fare. È tutto un work in progress con tante piccole tappe che potrei chiamare ‘verità punti di passaggio’. Ogni verità in tal modo raggiunta, rielabora e mette in discussione le precedenti. Ed ecco che l’attitudine umile al cambiamento, la capacità di offrirsi a nuovi punti di vista e trasformazioni, senza schemi dogmatici senza sostenere verità assolute, è la via maestra.


Hegel diceva che la Verità e nell’ Intero...cosa posso pretendere di capire se del mosaico ne conosco solo un infinitesimo pezzetto? Mi devo necessariamente allontanare dal particolare e cercare di vedere il quadro nella sua interezza. Ci provo e mi accorgo subito che qualcosa non quadra... sono legato, incatenato ad una croce. Dietro di me spine e rovi... che fare? Rinunciare?


E allora mi lascio ancora una volta trasportare dal vento.


La riflessione, che ora faccio tra me e voi, è che mentre cerco di intraprendere percorri nuovi ed importanti come questo, accade che l’altra metà dell’universo cospiri contro di me, nel tentativo di fermarmi e ostacolarmi. Sì, le spine dei rovi fanno male. Ti lacerano la pelle, il volto; ti lasciano segni indelebili. Ma quale madre rinuncerebbe a i dolori di parto pur di dare alla luce il suo bambino? Che sofferenza, che dolore, eppure che infinita gioia nel tenere tra le braccia il suo piccolo!


Una cosa che mi ha profondamente colpito è stata il rituale di guarigione. Non che l’abbia praticato (ho avuto delle difficoltà a capire alcuni passaggi), tuttavia lo spirito del rituale mi ha sorpreso e toccato. Sono abituato a praticare già dei rituali più o meno complessi. L’oggetto di questi ero sempre io. Qui, fin da subito è evidente che l’oggetto delle mie attenzioni devono essere gli ALTRI. È un rituale di guarigione per gli ALTRI, non per me. Qui assisto ad uno spostamento del baricentro delle mie attenzioni che comunque non si oppone all’altro ma lo integra. Improvvisamente rivedo la Croce: il Braccio verticale è l’IO SONO ed il braccio orizzontale diventa un NOI SIAMO. Che meraviglia! Dall’incontro fra i due nasce la Rosa, proprio lì al centro della Croce.


Dunque, non più strumento di sofferenza che mi lega alla materia, ma un dono che mi fa aprire all’infinito e considerare che l’Opera non posso farla da solo...Il rituale, a pag. 60 recita: ‘Ogni volta che un aspirante alla Rosa+Croce viene trasmutato, tutti noi siamo trasmutati con lui ...così che ogni Rosa che sboccia sulla Croce, renderà la terra il Roseto segreto”.


C’è un’umanità intera di cui occuparsi. Credo che sarò molto impegnato per i prossimi anni. Perché IO SONO, NOI SIAMO. ‘Per questo i Rosacruciani operano e sempre opereranno.


Sì, così sia.


Un Frater della SIR+C


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