• Societas Italica Rosae+Crucis

Che la Rosa sbocci sulla Croce



Sin dalla meditazione sulla Croce, in attesa dell’inizio del Rituale, hanno cominciato ad emergere vividamente le immagini legate ai ricordi più dolorosi della mia vita, in particolare i lutti, accompagnate dai relativi stati d’animo.


Tutta la parte iniziale del Rito, sotto benda, ha smosso una commozione profonda che mi ha più volte condotto sulla soglia delle lacrime. Durante tutta la Cerimonia ho provato un profondo trasporto, una emozione ed un calore cardiaco (quasi fisico) che non provavo da tanto tempo. Mi sono totalmente identificato e riconosciuto nelle parole che ascoltavo.


Riassumere un Rituale di tale intensità e portata è come provare a sintetizzare e raccontare ad un assente un’opera lirica, o un concerto di sonate per pianoforte: impossibile descrivere l’ineffabile. Si può solo tentare, a fatica, di trasferire in parole ciò che l’intelletto si è sforzato di cogliere, di afferrare, di trattenere; ben sapendo che la vera Anima del Rito è nel luogo dove le parole e i pensieri ordinari non hanno accesso, ma solo gli stati più elevati dell’Essere.

Tutto il Rituale è un profondo e complesso compendio alchemico, un profluvio di simboli e riferimenti espliciti o no a tutta la Grande Opera, con particolare attenzione alla purificazione iniziale e preliminare.


Il rituale, a guardarlo nella sua interezza, è un Simbolo, un Glifo, un Sigillo, che evoca nella psiche profonda una costellazione di significati e di Forze intrecciati tra loro e organici gli uni agli altri.


Il Tempio stesso è Simbolo ed esoterico Sigillo, dove tutti gli Elementi e le Operazioni Alchemiche sono contemporaneamente rappresentati insieme alle reciproche relazioni.

Tali Forze, tali Simboli, tali Elementi, hanno lo scopo di far breccia nella psiche profonda dei partecipanti e del recipiendario, al fine di attecchire come un seme in un terreno fertile e svilupparsi fino a fruttificare nel giusto tempo e con le giuste cure.


Il senso del Grado e del Rituale è accogliere un “Pellegrino” che nella vita ordinaria e nel mondo ha trovato solo aridità e insensatezza (Vanitas Vanitatum) e aprirgli la Porta dell’Ulteriore, per offrirgli la possibilità di intraprendere un cammino che potrà portarlo ad una Rigenerazione e ad una Rinascita, come – in diverse forme – gli viene ripetuto attraverso la vivificante “Rugiada” del motto I.N.R.I.


Un sentiero che non può prescindere da una Cristica Passione e Morte, condicio sine qua non dell’Opera al Nero, quella Nigredo che è il motivo di sottofondo di tutto il Rituale.


Nella Materia bruta del bussante, viene piantato un Seme e viene acceso un Fuoco, richiamato grazie all’azione congiunta dei Cuori degli Iniziati Rosicruciani cha hanno deciso di elargirgli questo inestimabile dono e di renderlo partecipe della Rosa Mistica.

Tale Fuoco metterà in moto le Metamorfosi interiori, separando e purificando gli Elementi, che l’apprendista, qui e ora, impara a conoscere (in sé e fuori).


I passaggi del Rituale adombrano anche le Operazioni che egli – si spera – in futuro, conoscerà per esperienza e pratica dirette (il Solve et Coagula del Serpente e del Drago), le Circolazioni (le Deambulazioni nel Tempio), le correnti ascendente e discendente (le due Colonne), e il 4 e il 7 e il 12 e il 3 (e i rapporti tra loro).


Grande importanza viene richiamata dal Rituale sull’Equilibrio, rappresentato dal vertice superiore del Triangolo (il Benevolo Celebrante, il Mercurio, ma anche la Terza Via come soluzione alla apparentemente insolubile dualità del pavimento a scacchi, che richiama all’immaginazione un invisibile triangolo verticale, che aggiunge una terza dimensione al piano bicolore e richiama l’egizia piramide). Questa Conjuctio Oppositorum tra Sale e Zolfo, caldo e freddo, secco e umido, e i quattro elementi, e Magia contrapposta solo apparentemente a Misticismo, tra Forza e Forma, è una delle Chiavi dell’Opera che l’Iniziato è chiamato a compiere, per sé e per tutti i suoi Fratelli e Sorelle.


Il Rituale, lungi da fornire risposte, accende Domande, che – a differenza di quelle vuote del mondo da cui l’aspirante proviene deluso – saranno le linee guida che lo porteranno a trasformare se stesso, e le Risposte che da tali Domande scaturiranno, non necessariamente risposte puramente razionali, ma più incomunicabili intuizioni, saranno analoghe a quelle che portarono Galahad e Parsifal ad essere degni di trovare il Sacro Graal, ricettacolo del Sangue di Nostro Signore.


Cercando di non farle apparire fredde elucubrazioni razionali, né uno sterile elenco, ma più come suggestioni e meditazioni su pensieri-seme, a seguire, in ordine sparso, i dettagli che – allo stato attuale del mio livello di coscienza – mi hanno maggiormente colpito del Rituale.

  • La differenza tra l’ego, destinato a morire e a sacrificarsi, e il vero Sé.

  • La trasmutazione (alchemica) dell’Antica Materia (prima) nello Spirito Ultimo.

  • Accorgersi che è lo Spirito la vera Causa, liberando l’ego dalla presunzione di attribuirsene il merito.

  • L’Importanza di divenire coscienti dell’Ombra, in sé e nel mondo.

  • Il Vero Alchimista è lo Spirito, è Lui colui che trasmuta, noi siamo solo l’operatore.

  • Il Mondo è specchio dell’Io, l’io è specchio del mondo (come il simbolo del Macroprosopus e del Microprosopus, citato da Eliphas Levi, che si riflettono l’uno nell’altro, nella Stella di Re Salomone).

  • Durante il Rito viene evocata una Corrente trasmutatoria.

  • Il nome di Zelator viene dallo Zelo che è la prima forma che il Sacro Fuoco qui appiccato assume nel nuovo iniziato.

  • L’Aspirante giura davanti a Se Stesso, come se l’ego, giurasse davanti al Sé. E giura di sacrificarsi per un Fine ultimo più alto e collettivo.

  • L’iniziato non è uno schiavo riottoso ma un Volontario e innamorato Servitore di una Volontà più Alta.

  • La spada che diventa Croce è una Croce che si ribalta. La Croce capovolta, la spada, è come un pentacolo col vertice in basso: gli elementi che dominano lo spirito; viceversa, la Croce, rappresenta lo Spirito che – attraverso la passione – domina la materia e si eleva al di sopra di essa, trasmutandola. Non a caso, il motto “I.N.R.I.” campeggia al vertice del braccio verticale, alla sommità di tutto.

  • Non il singolo uomo, mortale e fallace, ma l’unione dei cuori richiama la Luce.

  • L’aspirante viene simbolicamente “smembrato” nei suoi quattro elementi, in modo che egli possa conoscerli e che essi possano venire purificati e trasmutati.

  • Il seme delle stelle è nascosto nelle viscere della Terra.


Prima di terminare, dal cuore, un sentito ringraziamento ai miei Iniziatori; non ci sono parole per esprimere l’entità del dono ricevuto; mi auguro di diventarne degno e di farlo fruttificare e moltiplicare.


Non posso che concludere con l’augurio, a me stesso, alla Societas e ai miei Fratelli e Sorelle, parafrasando la conclusione del Rituale, che “io possa essere trasmutato, trasfigurato, che la Rosa sbocci sulla Croce, e che la Terra torni ad essere un Paradiso”.


Ad Rosam per Crucem, ad Crucem per Rosam!

E così sia.


– Un Frater della SIR+C


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