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  • tgishtar

Farsi Coppa

Mi accingo a ricevere l'iniziazione al secondo grado della Luce. Sono seduta assieme ai miei fratelli nella stanza antistante a quelle dove si svolgono le ritualità. Davanti a me è stata posta una candela accesa e un dipinto raffigurante un filosofo che riflette sulla propria caducità. La meditazione sulla morte e sul morire mi è molto cara: in qualche modo il ricordare l'impermanenza di tutte le cose mi riporta al cuore della vana questione dell'attaccamento all'identità, generando in me una vertigine in cui lo sporgersi sull'abisso dell'Essere diviene un'attrazione irresistibile. Mi sento molto in agio, tranquilla, al sicuro. Rispetto alla volta precedente sento un’atmosfera molto diversa: meno solenne e più venata di curiosità. La sensazione che avrò per tutta la durata della cerimonia è che la prima sia stata caratterizzata da una coloritura più devozionale, mentre questa abbia avuto il potere di attivare il mistero della vacuità. Davanti a me il libro della Vita dalle cui pagine la morte non potrà cancellare le tracce di colui che, staccandosi dai propri attaccamenti e dai pensieri della mente di adattamento, avrà edificato un corpo di gloria capace di sopravvivere alla morte. Questa struttura sola potrà ricevere il Pensiero Vivente e, così facendo, porlo in essere. In questo mistero risiede la possibilità del ritorno del Cristo sul piano terreno, per opera di una umanità trascesa e capace di costituire un unico corpo mistico. A questa opera si consegnano i fratelli di questa Fratellanza ed io con essi. Penso alla sincronicità di questa giornata, il nove di dicembre, data subito successiva alla festa della Immacolata Concezione, che celebra questo mistero accessibile al cuore di ogni uomo di desiderio che si consacri a questa possibilità. Nel porre il mio nome iniziatico sul libro della Vita penso a come tutto di me si sia consegnato a questo, ovvero all'essere un frammento dell'Uomo, capace di diventare dimora del divino in conseguenza della sua determinazione a rendersi ricettivo a questa possibilità per tramite dell'esperienza della propria trascendenza. Sento che questo rende sacro ogni momento della mia giornata, dalle più umili incombenze ai momenti di vetta come questo, dove sento lo Spirito soffiare la Vita dentro il mio limitato e corruttibile involucro. Ho le lacrime agli occhi: la mia nullità è elevata e resa preziosa davanti all'Assoluto. È qua che sono e qua voglio essere, altro non ha importanza per me. Accettare la morte fisica è piccola cosa in confronto a questa metanoia che rende significativo ogni frammento di vita, nell'atto dell'offerta totale e radicale di sé. A breve durante la cerimonia verranno rappresentati brani dell'Apocalisse: ogni cavallo rappresenta la caduta di un pezzo dell'ego e con esso della realtà conosciuta per tramite dei quadri semantici e percettivi da esso generati, che rendono stabile e condivisibile il mondo per i profani. Il crollo di questi frame è per l'uomo ordinario una fine, tanto quanto per quello di desiderio significa liberazione dalle tombe percettive e rappresentazionali che gli impediscono di abbeverarsi alla Sorgente dell'Essere.

I perimetri di questi orizzonti degli eventi crollano uno dopo l'altro generando uno spazio dove sarà finalmente possibile percepire le energie della Vita, che, attraverso i corpi celesti, forma ed informa il nostro campo percettivo. Il camminante non potrà elevarsi a tale sensibilità se non farà vuoto di sé e, per tramite di questo sacrificio, se non diventerà capace di ricevere coscientemente queste forze in lui, armonizzarle e renderle sinergiche per raggiungere uno stato dell'essere più elevato: la quintessenza. A quel punto, e solo dopo aver conseguito ciò, sarà abitabile dalle elevate frequenze del Soffio: la percezione della propria identità ormai crollata (croce nera) diverrà luogo della scoperta dell'azione ed integrazione delle forze che animano il mondo, abitate e conosciute dall'interno (croce bianca a dodici quadrati). L'attitudine a questa ricerca agisce come un potente solvente al vetriolo sui condizionamenti mondani, rendendo lo spazio interiore sgombro dal modo ordinario di percepire la realtà e, così facendo, costituendolo dimora di una più sottile ed impersonale ricezione del Reale. Interessante che l'iniziazione al grado di Theoricus non inviti all'idea di mettere dentro conoscenze pre-costituite come si sarebbe erroneamente portati a credere, ma, al contrario, inviti la mente ed i suoi condizionamenti a venir meno per opera di quel potente solvente che è la comprensione della propria identità vuota e, così facendo - per via di levare - ricevere le forze necessarie a diventare un coppa per la Conoscenza. Un'ultima considerazione tra le altre migliaia che si potrebbero fare: la mia sensazione è che la prima iniziazione abbia attivato energie più maschili, mentre questa più femminili-ricettive. Mi chiedo se con il procedere di grado in grado sarà come con le lame del Tarot, dove ad ogni livello di progressione si vede l'attivarsi delle diverse polarità in alternanza.

Grata di questa ulteriore possibilità di evoluzione, ringrazio i fratelli e le sorelle, oltre a colui che tutto guida e coordina, per questa opportunità di ri-generazione e servizio che mi è stata concessa.


Una soror della S.I.R.+C.

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