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Il Solstizio d’Estate


Luciano Borzone – Battesimo di Cristo

La rugiada è sul fior di loto!

Sorgi Grande Sole!

E solleva la mia foglia e confondimi con l’onda, ecco che giunge l’alba!

La goccia di rugiada scivola nel mare splendente!

(Sir Edwin Arnold – La Luce dell’Asia).

Il mio Maestro mi insegnava

com’è difficile

distinguere

l’Alba nell’Imbrunire…

M:. F:. Battiato.


Il solstizio (dal latino solstitium, parola a sua volta derivante da sol, "sole", e dal tema del verbo stare, nel senso di "fermarsi"), in astronomia, è il momento che si verifica due volte all'anno quando la Terra, nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole lungo l'orbita terrestre, presenta in direzione del Sole angolo massimo o minimo tra il proprio asse di rotazione e il piano orbitale terrestre.


I due solstizi annuali si verificano intorno al 21 dicembre e al 21 giugno (rispettivamente detti "solstizio d'inverno" e "solstizio d'estate", con riferimento alle stagioni presenti nell' emisfero boreale in quei giorni).


Successivamente ai solstizi, in ciascuno dei due emisferi terrestri si inverte la tendenza all'aumentare o al diminuire dell'inclinazione dei raggi del sole, e la tendenza al diminuire o all'aumentare delle ore di luce giornaliere.


IL "SOLE DI MEZZANOTTE"

Nelle località comprese tra i circoli polari e i poli, alternatamente nell'emisfero nord o in quello sud, durante il periodo in luce del relativo emisfero il Sole arriva a rimanere sopra l'orizzonte anche per più di 24 ore consecutive, fino a diversi mesi in prossimità dei poli: questo avviene nel periodo compreso tra l'equinozio di marzo e quello di settembre nell' emisfero boreale, e al contrario tra l'equinozio di settembre e quello di marzo nell' emisfero australe.

La durata del fenomeno varia in base alla latitudine: esattamente ai poli (90° di latitudine) il Sole non tramonta per metà dell'anno, a 80° (sia nord sia sud) per 140 giorni consecutivi, a 70° per 70 giorni.

Il solstizio d'estate è l'unico giorno in cui il Sole non tramonta per le località poste sui circoli polari (66° 33' 38" N e S di latitudine), latitudine inferiore limite di visibilità del fenomeno.


IN ALCHIMIA

In un testo attribuito a Marsilio Ficino sono descritti ad esempio tre soli: nero, bianco e rosso, corrispondenti ai colori delle tre fasi alchemiche più utilizzate per produrre la pietra filosofale.


Nel Tractatus aureus appartenente alla raccolta del Musaeum Hermeticum, le tre fasi alchemiche sono analogamente associate a tre corvi: «uno nero, che è il principio dell'arte; uno bianco, che è meta dell'opera, e uno rosso che porta a compimento tutte le cose». Altre immagini in cui compare un sole nero che illumina la dissoluzione del corpo, quindi la putrefazione o l'«annerimento» della materia, si trovano nel trattato Philosophia Reformata di Johann Daniel Mylius, e nel manoscritto a colori Splendor Solis,


«E un Sole Nero, nello spazio, inghiottirà il Sole, la Luna e tutti i pianeti che girano intorno al Sole.»

(Giordano Bruno, De l'infinito universo e mondi, Londra, 1584)


Nonostante il suo significato apparentemente negativo, il Sole nero allude alla rinascita del Sole in senso spirituale, la cui controparte è data dal suo tramonto o dissolvimento sul piano fisico: per questo esso appare nero.


Da un lato quindi può indicare lutto e rovina, assumendo un significato analogo a quello della Luna nera, o diventando appunto metafora della nigredo governata da Saturno, pianeta della pesantezza e della malinconia associato ai colori scuri e tenebrosi. La sua somiglianza suggestiva con un buco nero che assorbe la luce può alludere in proposito ad un male gravoso da redimere, ma anche ad un “portale esterno”.


D'altro lato tuttavia, l'immagine del Sole nero ricorda anche il momento della sua congiunzione con la Luna durante l'eclissi, quale simbolo del rebis o delle nozze chimiche tra il Re e la Regina. Il Sole nero, privo della sua luce visibile coi sensi ordinari, alludeva specificamente nei misteri antichi al rito di iniziazione grazie a cui si poteva accedere ai mondi ultraterreni. Come a mezzogiorno giunge al culmine il Sole naturale, così a mezzanotte diveniva percepibile, con gli occhi dell'anima, il Sole soprannaturale, la cui nerezza indica lo stadio che precede la sua manifestazione, la potenza del suo non rendersi ancora esplicito.


Nelle Metamorfosi di Apuleio si descrive una simile visione iniziatica sperimentata dal protagonista:

«Mi sono avvicinato alla frontiera della morte, ho messo piede oltre la soglia di Persefone, ho viaggiato attraverso tutti gli elementi e sono tornato, ho visto il Sole di mezzanotte scintillante di luce bianca, sono giunto fino agli Dèi del mondo superiore e degli inferi, e li ho adorati da vicino.»

(Apuleio, Le Metamorfosi, libro XI, 21, 1 [12])


Successivi trattati alchemici fanno cenno a tali visioni col titolo significativo di Aurora Consurgens, che secondo un'analisi dell'esoterista Rudolf Steiner rimanda all'insegnamento di quelle antiche scuole, nelle quali l'iniziato imparava a sviluppare, al momento del sorgere del Sole, la reminiscenza della propria coscienza notturna, diventando consapevole delle esperienze vissute nella dimensione astrale: in questo consisteva propriamente l'iniziazione, nel rivivere coscientemente lo stato di sonno.


«Quando leggiamo il libro di Jakob Böhme Aurora oder die Morgenröte im Aufgang abbiamo l'impressione sconcertante che le parole del titolo siano un residuo di un meraviglioso insegnamento antico. Cos'è il sorgere dell'aurora per un iniziato? Offre l'occasione per il ricordo cosmico della contemplazione del Sole a mezzanotte, quando è dietro alla Terra, nascosto dalla Terra, irraggiante il suo bagliore attraverso la Terra. Mentre, nella visione consueta, guardiamo la sfera solare giallo-bianca brillare a mezzogiorno, nella visione iniziatica contempliamo il Sole azzurro-violetto nel punto opposto del cielo, dove la Terra ci si mostra come un corpo trasparente, attraverso il quale il disco solare giallo-bianco del mezzogiorno appare dall'altra parte, colorato, con tenue bagliore di azzurro-rosa.»

(Rudolf Steiner, Contemplare il Sole a mezzanotte quale gradino di iniziazione, dalla conferenza tenuta a Dornach il 27 giugno 1924, trad. it. di Mauro Vaccani, Archiati Verlag, pag. 31, 2006)


Dietro la luce sensibile che viene normalmente attribuita all'emanazione del Sole, l'iniziato vi scorge l'operato di supreme gerarchie spirituali, i cui bagliori azzurro-violetti trapassano dalla parte opposta della Terra andando a popolare la volta in ombra del cielo. In questi giorni, per Rudolf Steiner, vi è una relazione tra la luce delle lucciole e le immagini della Terra: le lucciole accendono le loro piccole luci nei campi di grano nelle notti d’estate, per ricordare agli uomini come appare la Terra agli Esseri che la osservano dalle lontananze cosmiche nei giorni del solstizio: una luce che s’accende nel cosmo. E come la Terra, anche gli uomini si “accendono” e risplendono nello spazio. Le notti si sono fatte sempre più brevi e i giorni sempre più lunghi; la Luce Solare, nella sua relazione con il Cristo-Sole e quindi con la nostra Coscienza, è ora alla sua massima espressione. Così come la Luce, anche la nostra Coscienza si espande verso le altezze, portando con sé i doni maturati nei mesi freddi, fecondati nell’anima durante l’oscuro inverno.


In una grande alchimia cosmica, le forze argentee della Terra salgono verso il Cielo e vengono intessute dal Sole di uno splendore d’oro, che viene poi nuovamente consegnato alla Terra. La Terra “espira” quanto ha inspirato nei mesi bui, e questo avviene anche per la nostra Anima. Anche noi, nei nostri corpi sottili, diventiamo in estate degli esseri risplendenti.


Il solstizio d’estate, infatti, mentre porta il Sole in culminazione, ci ricorda che da quel momento la forza-giorno comincia a cedere il passo alla forza-notte. La luce solare del giorno incontra la luce lunare della notte. Come a Natale, quando nel culmine delle tenebre comincia la risalita del Sole, ora inizia lo stesso processo invertito. Il Sole entra nel segno del Cancro, il segno della grande maternità cosmica, governato dall’astro lunare. Durante il solstizio, Sole e Luna s’incontrano, si scambiano le forze fino a quando le ritroveranno sei mesi dopo.


Questo dialogo tra opposti ci racconta che niente nella vita è statico, che quando abbiamo raggiunto il massimo della salita inizia il declino, e dal massimo declino inizia la salita, così come nel culmine della tristezza possiamo preparaci ad incontrare la gioia e nel culmine della gioia l’inizio di una nuova discesa. Nei giorni solstiziali, dal 21 al 24 giugno, nell’eccitante luminosità e nel calore dell’inizio estate, è importante celebrare questo insegnamento, sapere che mentre celebriamo la gioia della potenza del Sole si sta già preparando il suo allontanamento.


Come tutti i giorni che segnano una “riva”, un momento di passaggio, anche questi sono carichi di particolari forze mistiche e curative. Alla rugiada di San Giovanni si attribuisce il potere di migliorare la vista, far crescere i capelli, ringiovanire la pelle ed anche rendere fertili le donne sterili.


Anche la quercia è una pianta che ha una relazione con il solstizio. Essa infatti fiorisce in questi giorni e segna proprio il passaggio della Luce, da crescente a calante. Il suo legno veniva usato per accendere i falò nella notte di San Giovanni. La forza enorme con la quale questa pianta s’inserisce nella vita, racconta di quanto è forte la vita solare in questo momento.


IL MATRIMONIO ALCHEMICO

Nei giorni del Solstizio d’estate il Sole entra nella costellazione del Cancro, un segno d’acqua, e l’incontro dell’acqua col fuoco viene definito da tante tradizioni come “nozze alchemiche”. Così mentre la luna accende in noi capacità come l’intuito e la fantasia, l’emozionalità, il sentimento, il sole invece potenzia le nostre capacità cognitive, intellettuali e razionali. Queste caratteristiche risuonano in tanti riti che si svolgono in quei giorni in tantissime parti del mondo, così diventa fondamentale fare un bagno purificatorio, possibilmente nelle acque di un fiume ed altrettanto purificatorio sarebbe saltare su un fuoco ardente. Il fuoco genera luce e calore. La luce ed il calore danno vita all’acqua e noi siamo acqua.


Secondo gli alchimisti sarebbe proprio questo il momento migliore per la realizzazione della Grande opera, per trovare la pietra filosofale che ci consenta di trasformare il piombo in oro. Come ben sappiamo, metaforicamente la terminologia alchemica allude al piombo che siamo noi, con tutte le nostre passioni e pulsioni, che ci appesantiscono e ci spingono verso il basso. Riuscire a sciogliere il piombo nell’Atanor del nostro “Io” consente di realizzare l’oro che è in noi, e consente di diventare più luminosi grazie alla nostra vera Luce interiore. Le nozze alchemiche alludono anche alle prorompenti possibilità offerte dall’incontro tra energia e materia. Tutti gli alchimisti sono stati sempre concordi nel ritenere lo zolfo l’elemento fondamentale della materia, e alchemicamente l’unione tra l’elemento maschile e quello femminile può avvenire solo grazie al “fuoco segreto”, detto anche “Sale”, che genera un ribaltamento, una inversione, che ricorda il percorso del Sole che si inverte, ed è per questo che il solstizio d’estate viene visto come un momento magico, un momento in cui l’uomo può imparare a distogliere la sua attenzione dalla realtà esterna per rivolgersi verso la sua interiorità e la sua anima: “Quando l’Oro viene unito alla sua sposa, allora anche lo zolfo coagulante che nell’Oro volgare era rivolto verso l’esterno, viene rovesciato verso l’interno”, dice Filalete in una sua opera intitolata: “L’Entrata aperta al palazzo chiuso del Re”. Lo zolfo viene ritenuto “coaguante” dal momento che, da una parte può dare la vita, dall’altra però può anche bruciare, seccare, uccidere, addensare e putrefare, mentre il mercurio è invece acquatico e dissolvente.


“Solve et coagula” era infatti il motto degli alchimisti e si riferisce metaforicamente all’operazione di dissolvimento delle negatività del nostro “Io” e alla successiva “coagulazione” di ciò che è invece positivo, come la Fenice che muore e rinasce dalle sue stesse ceneri. Il principio del “solve et coagula” lo ritroviamo oggi anche nella scienza, allorquando parliamo di “analisi e sintesi”, oppure anche in psicologia, allorquando, per risolvere una patologia, ad esempio una fobia, occorre individuare ed analizzare tutte le possibili cause che potrebbero averla determinata, attraverso la frammentazione dell’Io, e solo successivamente procedere al “coagula”, alla ricerca della soluzione, attraverso la deframmentazione dell’Io.


Questo è il compito di chi, attraverso una costante lotta quotidiana, si rivolge alla conquista della reintegrazione universale: come disse il grande studioso che ha recentemente oltrepassato la Soglia, Nicola Ingrosso, il “solve et coagula” è assimilabile alle operazioni di Binah e Hochmah, di Logica e Intuizione, e “dalle loro nozze potrebbe nascere il figlio Androgino, il Sé … quel Coagulo Immortale capace di tutto dissolvere”, infatti soltanto individuando, conoscendo e dominando gli attributi e le caratteristiche di entrambe le Sephirot possiamo giungere all’Unità della loro fusione, alle Nozze alchemiche di Intelligenza e saggezza, ed infine alla consapevolezza, che ci porterà all’Illuminazione.


Si può celebrare tutto questo attraverso musiche e danze, accendendo fuochi, o candele, simbolo del Sole, durante la notte, e benedicendo l’acqua, simbolo della Luna e della Terra. Si può meditare su Madre Terra, sulla sua incondizionata offerta al Sole, affinché anche la nostra Anima possa vivere la stessa offerta, porgendo i valori e la capacità acquisite, immergendosi nella potente Luce senza smarrire se stessa, ma vivendone consapevolmente tutta l’aurea bontà e bellezza.


E’ anche interessante notare che l'antico culto solstiziale, incentrato sulla figura di Giano bifronte, intorno all'850 venne «cristianizzato» e inserito nella liturgia con i nomi dei due Giovanni: S. Giovanni Evangelista il 27 dicembre, al solstizio d'Inverno e S. Giovanni Battista il 24 giugno, al solstizio d'Estate.


Un Frater della S.I.R.+C.

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